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Tradizioni Popolari

Tradizioni Popolari (21)

Le tradizioni popolari conservano nel loro interno sia aspetti legati ai fenomeni soggettivi e spirituali dell’uomo, provenienti dal suo pensiero, dalla sua fantasia e dall’oralità, ma anche quei fenomeni oggettivi, tipici della vita pratica dell’individuo quali usi, costumi, credenze, feste. Questi sono aspetti tipici e spesso unici delle comunità locali che abitano il territorio italiano e non: ogni società presenta segni, eventi, manifestazioni che la contraddistinguono dalle altre.

Le storie, i riti religiosi, le attività quotidiane, i racconti degli anziani si stanno perdendo con l’avvicendarsi di una società troppo veloce, che dimentica facilmente il passato, senza preoccuparsi di tramandarlo alle generazioni future. La necessità di fermarsi per un attimo a riflettere sul passato, prima di avvicendarsi nel presente e trasportarsi nel futuro.

Eppoi, profonde differenze presenta la vita locale nelle diverse regioni della patria (parliamo specialmente per noi italiani), che l’unità politica è per ora in molti casi l’unico vincolo, e quasi artificiale, che leghi in una sola compagine i vari popoli della penisola fino ad oggi rimasti pressoché estranei gli uni agli altri.

(Lamberto Loria e Aldobrandino Mochi, Importanza dell’etnografia dell’Italia)

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La Religiosità - I Riti (2)

Secondo gli studi antropologici di Ernesto De Martino, il rito aiuta l'uomo a sopportare meglio una sorta di crisi della presenza, avvertita di fronte la natura, nel momento in cui sente minacciata la sua vita. I comportamenti stereotipati dei riti offrono rassicuranti modelli da seguire: questi vanno a definire la "tradizone". In sociologia il rito viene analizzato dal punto di vista della sua componenete sociale. Emile Durkheim, nei suoi studi di sociologia, evidenzia come il rito permette di fondare o rinsaldare i legami interni alla comunità

I Riti della Settimana Santa

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La Gastronomia - La Storia (1)

La Capitanata è una terra piena di tradizione, non solo fatta di eventi storici o feste, ma anche di una vasta e antica tradizione culinaria.  La cucina dauna ricorda i sapori antichi di una gente umile e povera che faceva del cibo, non solo una prima necessità, ma lo trasformava in una sorta di veicolo per incrementare l’attaccamento alla propria comunità, alla propria famiglia, alla propria terra. I piatti locali tipici sono  ancora oggi presenti nelle usanze a tavola del Tavoliere, ce ne sono di svariati tipi, che vanno dagli antipasti ai dolci. Anche i vini e i liquori, sono molto rinomati, non solo nel territorio locale, ma anche a livello nazionale. Alcuni piatti e tecniche  di preparazione sono state importate nella nostra terra grazie alla transumanza abruzzese, alla cultura Arberesche e ai Romani intorno al I secolo a.C. 

I prodotti tipici

Nella gastronomia locale un cardine fondamentale è il pane, immancabile sulle tavole pugliesi. Famoso è quello di San Marco in Lamis, dove viene cotto a legna:questa pratica fu portata dai Romani nel 200 a.C. che cuocevano il pane sul fuoco della legna, tale metodo si tramandò fino al 1500. In tutte le case garganiche c’era un fuoco domestico, fino a quando nel 1600 nacquero i forni a legna pubblici.

La verdura selvatica è un altro elemento predominante in Capitanata, un piatto tipico saporitissimo nato dall’unione del pane con la verdura è il famoso “pancotto”, un piatto che i nostri avi impararono a fare dai pastori abruzzesi che spesso portavano le loro mandrie a pascolare sulle nostre pianure.

La pasta fatta in casa è un'altra specialità, in particolare la pasta di grano arso (fatta dalla farina ottenuta dal grano scampato alla falce dei mietitori, che dopo la bruciatura delle stoppe, battevano a terra e raccoglievano le spighe rimaste). Alcuni tipi di pasta locale fatta in casa come orecchiette e cicatelli, si cucinano insieme a verdura come finocchietti, cime di rapa o cavoli, dei primi veramente gustosi.  Non possiamo non citare i “troccoli”, una sorta di spaghetti che si può ottenere in due modi diversi: pressando la sfoglia della pasta con il “troccolaturo”, una sorta di mattarello con le righe; stendendo la sfoglia sulla “chitarra”, uno attrezzo di legno nella quale sono intelaiati alcuni fili di acciaio in maniera parallela e  facendo pressione sopra la pasta ivi poggiata con un mattarello, si ottengono i troccoli. Forse anche per i troccoli c’è stato un incontro con la cultura culinaria abruzzese, dato che si trovano anche lì; il nome invece deriva dal dialetto irpinico.

Tra i primi a base di pesce ricordiamo la “ciambotta”, una zuppa di pesce tipica di Manfredonia, fatta con pesci molto spinosi, ma saporiti.

Per quel che riguarda i secondi di carne, non mancano di certo dei piatti altrettanto gustosi fatti di ingredienti poveri e semplici a cui  la tradizione ha saputo dar valore.  I “turcinelle”, venduti soprattutto a Foggia, sono budella d’agnello che accuratamente lavate, avvolgono un ripieno fatto di animelle, prezzemolo, aglio e formaggio; un involtino molto appetitoso che solitamente viene cotto alla brace. Altro secondo di carne è la “pideja”, cioè la pancetta d’agnello che viene riempita come una tasca con un ripieno sempre molto nutriente composto da uova, aglio, prezzemolo e formaggio, che poi viene cucita. Abbiamo anche gli involtini preparati con la carne di cavallo, sempre con l’ennesimo ripieno.  La salsiccia di fegato di maiale invece, è propria di S. Paolo Civitate e Serracapriola, mentre i piccioni, cotti al forno o alla griglia, sono tipici di Roseto Valfortore. A Manfredonia tra i pesci più tipici e saporiti, ci sono le agostinelle, delle triglie molto piccole che vengono pescate in particolare solo nella zona del Gargano. Capitoni e anguille vengono da Lesina e cucinate soprattutto durante il periodo natalizio, solitamente al sugo o alla brace.

Famosi sono anche le olive dolci fritte e gli “scaldatelli” di Cerignola (dei taralli che vengono sbollentati qualche minuto prima di essere cotti, cosi che acquisiscano una friabilità particolare che li rende molto saporiti); le “pettole” di Vico o “scorpelle” a San Severo (sono una pasta lievitata fritta); la mozzarella di bufala di Lesina e Manfredonia (le zone paludose e pianeggianti permettono ancora ai bufali di pascolare); la burrata di Manfredonia ( mozzarella di bufala o di latte avvolta in una panna e una specie di involucro di pasta di mozzarella); il prosciutto di Faeto e di Panni. Come abbiamo visto la cucina della Capitanata  è molto vasta e varia, non mancano dolci tipici come la “scarcella “pasquale, i “pupuret” (dei taralli dolci importati dalla tradizione albanese, che si usavano come doni durante le feste o nelle ricorrenze), le nevole e le scarole di Natale (pasta dolce lievitata che viene fritta e che tradizionalmente viene condita con il mosto locale).

I vini e i liquori non potevano mancare a completare questo quadro di tradizione e cucina, citiamo il vino di Troia, il “moscato” di Peschici (un vino bianco dal profumo intenso e dal sapore molto dolce che veniva servito alla tavola dei Borboni), i vini spumante di San Severo e il limoncello.

 

La tradizione di portare ancora a tavola tutti questi piatti è molto importante, perché contribuisce a mantenere salda l’identità di un territorio che trae dalla sua terra una delle sue principali fonti di economia e di turismo, la cucina garganica è molto apprezzata, perché grazie alla sua semplicità riesce a conquistare anche i palati più sensibili. 

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La Cultura Arbëreshe (1)

La città di Chieuti viene colonizzata da un gruppo di albanesi già nella metà del 1400, quando il Principe d’Albania Giorgio Kastriota Skandeberg manda in questa zona un suo nipote a capo di un gruppo di soldati, per aiutare il re di Napoli Fernando I d’Aragona, durante l’assedio di Barletta. Questi, dopo essere usciti vincitori dai combattimenti, fortificarono il primo nucleo abitativo di Chieuti. La popolazione crebbe in maniera consistente durante le invasioni turche in Albania: molte famiglie albanesi si trasferirono da una costa all’altra dell’Adriatico, registrando il picco massimo di arrivi nel 1680. La tradizione orale ha trasmesso, sino ad oggi, le caratteristiche etniche, culturali e linguistiche della comunità “Arbëreshe”.

Chieuti e San Giorgio Martire

I riti della festa patronale di San Giorgio

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La Religiosità - Le Feste Patronali (1)

Ogni città affida la propria protezione ad un Santo, che diventa il Patrono di quella comunità. La storia ci insegna che devastazioni naturali, epidemie, guerre hanno da sempre messo a dura prova l'uomo: l'unico rifugio di salvezza era il rivolgersi ad un Santo, cui chiedere protezione in momenti così tragici e aiuto per superarli. I centri della Capitanata sono devoti ai loro Santi Patroni, che annualmente ricordano e festeggiano nel giorno prestabilito. Riti religiosi, processioni, ma tanta tradizione e folclore si nasconde dietro momenti di tali festività.

San Severo, festa patronale in onore di Maria SS. del Soccorso

Apricena, festa patronale della Madonna Incoronata

Chieuti, San Giorgio e i riti

Lesina, festa patronale di San Primiano

Poggio Imperiale, festa patronale di San Placido

San Paolo di Civitate, festa patronale di Sant’Antonio da Padova

Serracapriola, festa patronale di San Mercurio

Torremaggiore, festa patronale di San Sabino

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Il Folclore - Le Fiere (1)

Le fiere erano un momento importante di scambio commerciale: venivano organizzate durante particolari festività, quali San Pietro e San Paolo, il 29 giugno, e la fiera di San Luca, il 18 ottobre. Queste giornate diventavano momento di scambio commerciale e di vendita e promozione di prodotti locali: si potevano trovare cavalli e muli, pecore e maiali, asini e mucche, conigli e galline; artigiani locali e forestieri, invece, esponevano le loro realizzazioni e produzioni. Le attività erano controllate dal Mastrogiurato, che assicurava ordine e assistenza durante la fiera.

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La Gastronomia - Le Feste in Cucina (1)

Le feste erano un momento particolare del vivere quotidiano di una famiglia. In queste occasioni si passava molto tempo in casa. Le donne erano sempre in cucina per preparare le ricette tipiche e caratteristiche delle feste, mentre gli uomini tornavano dalla campagna con i prodotti che dovevano essere cucinati. Le feste erano occasione di riunione per l'intera famiglia che insieme a tutti i componenti consumava i piatti tipici della festa.

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La Cultrura Franco-Provenzale (1)

Faeto e Celle San Vito formano l'isola linguistica della cosiddetta "Daunia Arpitana", la zona geografica posizionata tra le province di Foggia, Benevento e Avellino a una distanza ragguardevole dall'ambito linguistico "francoprovenzale" che si trova tra Italia, Francia e Svizzera. L'origine di questa comunità non è mai stata ufficializzata dalla ricerca, di certo risale al Medio Evo: gli antenati di questa enclave linguistica potevano essere soldati angioini o comunque dei perseguitati religiosi. Una origine che fa ancora discutere.
Nei due comuni, l'uso del "francoprovenzale" è ancora molto radicato e si è da anni affiancato al dialetto locale e all'italiano. Da tempo si cerca di difendere e promuovere la "parlata" locale con iniziative destinate a creare più attenzione attorno alla comunità locale e alle sue tradizioni a rischio globalizzazione.

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Venerdì, 09 Maggio 2014 14:33

Fave e cicorie con olio crudo

INGREDIENTI x 4 persone

400 gr di fave secche decorticate

500 gr di cicorie di campo

Olio extravergine di oliva

Peperoncino

 

PREPARAZIONE

Dopo aver tenuto a bagno le fave per tutta la notte, si cuociono a fiamma bassa in circa un litro di acqua con la cipolla tagliata sottile e un pizzico di sale. Lasciar cucinare mescolando spesso, di modo che a fine cottura risultino a purea; se dovesse occorrere altra acqua, si aggiunga calda. Mondate la cicoria e lessatela. Scolatela bene e aggiungetela alla purea di fave, sbollentate  ancora per cinque minuti e spegnete. Versate la zuppa nelle fondine e condite con abbondante olio crudo e peperoncino. Si accompagna con fette di pane abbrustolito.

Venerdì, 09 Maggio 2014 14:32

Lampascioni al forno con le patate

INGREDIENTI x 4 persone

400 gr di lampascioni

600 gr di patate

Olio extravergine di oliva

Sale, pepe

Mollica di pane

Aglio, prezzemolo

 

PREPARAZIONE

Mondate i lampascioni, privandoli del rivestimento esterno e lasciateli per qualche ora in acqua fredda cambiandola spesso in modo che perdano l’amaro. Sgocciolateli e incideteli alla base con un taglio a croce, lessateli, scolateli e metteteli in un tegame da forno insieme alla patate precedentemente tagliate a spicchi, salate e condite con l’olio d’oliva e il pepe. Aggiungete due o tre dita di acqua e fate cuocere per 15 minuti circa sul fornello, a fuoco dolce, poi cospargete la superficie con la mollica di pane sbriciolata mescolata a trito di aglio e prezzemolo, e bagnata leggermente con un po’ di olio fatto scendere a filo. Trasferite il tegame nel forno riscaldato a 180° e lasciatelo per altri 15 minuti circa. A fine cottura accendete il grill per qualche secondo affinché la pietanza assuma un bel colore dorato in superficie.

Venerdì, 09 Maggio 2014 14:31

Orecchiette alle cime di rapa

INGREDIENTI x 4 persone

2 kg di cime di rapa

Olio d’oliva

Sale

350 gr di orecchiette

Peperoncino

 

PREPARAZIONE

Mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua e portatela a bollore; nel frattempo mondate la verdura, scegliendo solo le cimette e le foglie più piccole, lavatele e tenetele da parte. Non appena l’acqua avrà raggiunto il bollore, salatela, e mettete le orecchiette e dopo tre o quattro minuti aggiungete la verdura che cuocerà insieme alla pasta. Scolate bene, versate in una zuppiera, condite con abbondante olio di oliva e peperoncino e portate in tavola.

Venerdì, 02 Maggio 2014 15:40

Le Feste in Cucina

Le feste erano un momento particolare del vivere quotidiano di una famiglia. In queste occasioni si passava molto tempo in casa. Le donne erano sempre in cucina per preparare le ricette tipiche e caratteristiche delle feste, mentre gli uomini tornavano dalla campagna con i prodotti che dovevano essere cucinati. Le feste erano occasione di riunione per l'intera famiglia che insieme a tutti i componenti consumava i piatti tipici della festa.

Venerdì, 02 Maggio 2014 15:32

La Storia

La Capitanata è una terra piena di tradizione, non solo fatta di eventi storici o feste, ma anche di una vasta e antica tradizione culinaria.  La cucina dauna ricorda i sapori antichi di una gente umile e povera che faceva del cibo, non solo una prima necessità, ma lo trasformava in una sorta di veicolo per incrementare l’attaccamento alla propria comunità, alla propria famiglia, alla propria terra. I piatti locali tipici sono  ancora oggi presenti nelle usanze a tavola del Tavoliere, ce ne sono di svariati tipi, che vanno dagli antipasti ai dolci. Anche i vini e i liquori, sono molto rinomati, non solo nel territorio locale, ma anche a livello nazionale. Alcuni piatti e tecniche  di preparazione sono state importate nella nostra terra grazie alla transumanza abruzzese, alla cultura Arberesche e ai Romani intorno al I secolo a.C. 

I prodotti tipici

Nella gastronomia locale un cardine fondamentale è il pane, immancabile sulle tavole pugliesi. Famoso è quello di San Marco in Lamis, dove viene cotto a legna:questa pratica fu portata dai Romani nel 200 a.C. che cuocevano il pane sul fuoco della legna, tale metodo si tramandò fino al 1500. In tutte le case garganiche c’era un fuoco domestico, fino a quando nel 1600 nacquero i forni a legna pubblici.

La verdura selvatica è un altro elemento predominante in Capitanata, un piatto tipico saporitissimo nato dall’unione del pane con la verdura è il famoso “pancotto”, un piatto che i nostri avi impararono a fare dai pastori abruzzesi che spesso portavano le loro mandrie a pascolare sulle nostre pianure.

La pasta fatta in casa è un'altra specialità, in particolare la pasta di grano arso (fatta dalla farina ottenuta dal grano scampato alla falce dei mietitori, che dopo la bruciatura delle stoppe, battevano a terra e raccoglievano le spighe rimaste). Alcuni tipi di pasta locale fatta in casa come orecchiette e cicatelli, si cucinano insieme a verdura come finocchietti, cime di rapa o cavoli, dei primi veramente gustosi.  Non possiamo non citare i “troccoli”, una sorta di spaghetti che si può ottenere in due modi diversi: pressando la sfoglia della pasta con il “troccolaturo”, una sorta di mattarello con le righe; stendendo la sfoglia sulla “chitarra”, uno attrezzo di legno nella quale sono intelaiati alcuni fili di acciaio in maniera parallelafacendo pressione sopra la pasta ivi poggiata con un mattarello, si ottengono i troccoli. Forse anche per i troccoli c’è stato un incontro con la cultura culinaria abruzzese, dato che si trovano anche ; il nome invece deriva dal dialetto irpinico.

Tra i primi a base di pesce ricordiamo la “ciambotta”, una zuppa di pesce tipica di Manfredonia, fatta con pesci molto spinosi, ma saporiti.

Per quel che riguarda i secondi di carne, non mancano di certo dei piatti altrettanto gustosi fatti di ingredienti poveri e semplici a cui  la tradizione ha saputo dar valore.  I “turcinelle”, venduti soprattutto a Foggia, sono budella d’agnello che accuratamente lavate, avvolgono un ripieno fatto di animelle, prezzemolo, aglio e formaggio; un involtino molto appetitoso che solitamente viene cotto alla brace. Altro secondo di carne è la “pideja”, cioè la pancetta d’agnello che viene riempita come una tasca con un ripieno sempre molto nutriente composto da uova, aglio, prezzemolo e formaggio, che poi viene cucita. Abbiamo anche gli involtini preparati con la carne di cavallo, sempre con l’ennesimo ripieno.  La salsiccia di fegato di maiale invece, è propria di S. Paolo Civitate e Serracapriola, mentre i piccioni, cotti al forno o alla griglia, sono tipici di Roseto Valfortore. A Manfredonia tra i pesci più tipici e saporiti, ci sono le agostinelle, delle triglie molto piccole che vengono pescate in particolare solo nella zona del Gargano. Capitoni e anguille vengono da Lesina e cucinate soprattutto durante il periodo natalizio, solitamente al sugo o alla brace.

Famosi sono anche le olive dolci fritte e gli “scaldatelli” di Cerignola (dei taralli che vengono sbollentati qualche minuto prima di essere cotti, cosi che acquisiscano una friabilità particolare che li rende molto saporiti); le “pettole” di Vico o “scorpelle” a San Severo (sono una pasta lievitata fritta); la mozzarella di bufala di Lesina e Manfredonia (le zone paludose e pianeggianti permettono ancora ai bufali di pascolare); la burrata di Manfredonia ( mozzarella di bufala o di latte avvolta in una panna e una specie di involucro di pasta di mozzarella); il prosciutto di Faeto e di Panni. Come abbiamo visto la cucina della Capitanata  è molto vasta e varia, non mancano dolci tipici come la “scarcella “pasquale, i “pupuret” (dei taralli dolci importati dalla tradizione albanese, che si usavano come doni durante le feste o nelle ricorrenze), le nevole e le scarole di Natale (pasta dolce lievitata che viene fritta e che tradizionalmente viene condita con il mosto locale).

I vini e i liquori non potevano mancare a completare questo quadro di tradizione e cucina, citiamo il vino di Troia, il “moscato” di Peschici (un vino bianco dal profumo intenso e dal sapore molto dolce che veniva servito alla tavola dei Borboni), i vini spumante di San Severo e il limoncello.

 

La tradizione di portare ancora a tavola tutti questi piatti è molto importante, perché contribuisce a mantenere salda l’identità di un territorio che trae dalla sua terra una delle sue principali fonti di economia e di turismo, la cucina garganica è molto apprezzata, perché grazie alla sua semplicità riesce a conquistare anche i palati più sensibili.

Venerdì, 02 Maggio 2014 15:28

Le Fiere

Le fiere erano un momento importante di scambio commerciale: venivano organizzate durante particolari festività, quali San Pietro e San Paolo, il 29 giugno, e la fiera di San Luca, il 18 ottobre. Queste giornate diventavano momento di scambio commerciale e di vendita e promozione di prodotti locali: si potevano trovare cavalli e muli, pecore e maiali, asini e mucche, conigli e galline; artigiani locali e forestieri, invece, esponevano le loro realizzazioni e produzioni. Le attività erano controllate dal Mastrogiurato, che assicurava ordine e assistenza durante la fiera.

Venerdì, 02 Maggio 2014 15:26

I Mercati

Venerdì, 02 Maggio 2014 15:22

Gli Ex Voto

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