La terza domenica di maggio e il lunedì successivo si festeggia la festa patronale dedicata alla Madonna del Soccorso. E’ necessario premettere che la particolare espressione della festa, per l’ambiente in cui si è sviluppata e per il periodo dell’anno in cui è stata posta, appare una chiara manifestazione della cultura e civiltà contadina del Sud, con chiari riferimenti a quei riti di primavera di origine primordiale. Si esprime in questo modo il bisogno ancestrale di ogni uomo di sentire la tensione vitale che pervade la natura, attraverso queste cerimonie che sono un connubio di mistico e profano. Il simulacro della Madonna nera, appartenente ai Padri Agostiniani di Palermo, giunse a San Severo quando i frati nel Cinquecento si trasferirono nel paese dauno, diffondendo il culto per la Madonna del Soccorso. Proprio i numerosi interventi della Vergine in aiuto della popolazione locale e dei prodotti da questa coltivati, rinsaldò a tal punto il legame dei sanseveresi con la Madonna, tanto da eliminare le originali rose che la Vergine portava nella mano destra e sostituirle con i frutti della nostra terra: una spiga di grano, un ramoscello d’ulivo e un grappolo d’uva. Da allora il rito della processione della Madonna per le strade è rimasto fisso nella cultura locale, pur arricchito nei secoli da forme, a volte non proprio sacre, di religiosità. La banda, i fuochi pirotecnici, le fastose luminarie, accese anche di giorno, il clero che si alterna per tutto il corso della processione, i ricchissimi abiti che coprono la statua lignea originale, già finemente scolpita, l’affascinante capigliatura a boccoli in fili d’oro che copre il capo della Vergine, le sontuose pedane dorate su cui svettano i simulacri dei Santi, sono alcune delle espressioni, tipicamente baroccheggianti e che anticamente prevedevano anche carrozze al seguito della processione e corse di cavalli, di una religiosità che vuole continuare a vedere nella Madonna del Soccorso l’immagine della floridità economica e dell’abbondanza. Il simulacro della Madonna, assieme a quelli dei compatroni, San Severino Abate e San Severo vescovo, accompagnati, solo la domenica, dalle statue dei quattro Angeli e da altri santi, percorrono una lunga processione che inizia alle 10 del mattino per terminare solo nel pomeriggio. Entrambe le processioni sono scandite dallo scoppio delle tradizionali batterie, che fanno di San Severo “la città dei fuochi”. Lunghissime micce alle quali sono appesi petardi di varie dimensioni, al cui scoppio si scatena l’impressionante corsa dei “fujenti”, ragazzi che corrono a brevissima distanza dalle esplosioni, dall’elevata valenza adrenalinica, sono attestate sin dagli inizi del Settecento, con la funzione di scacciare il diavolo. Una tradizione tanto affascinante quanto pericolosa, che è valsa alla città il gemellaggio con Pamplona e la sua tipica “corrida de toros”.

La storia della festa

La Madonna del Soccorso

San Severino Abate

San Severo Vescovo

Le batterie