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Giovedì, 21 Aprile 2016 08:37

Chieuti e l'antica corsa di origine arberëshë

Un'antica edizione della Corsa Un'antica edizione della Corsa Archivio Terra di Capitanata
Tradizioni popolari che corrono su un carro trainato da buoi. Il 22 aprile (inizio ore 14.30 circa), a Chieuti roena la "corsa dei buoi", legata alla cultura arberëshë e al culto per il patrono, san Giorgio. La comunità chieutina rende omaggio al suo patrono attraverso tre simboli: l’alloro, il tarallo, la corsa dei buoi, durante la “carrese”, legata al Palio di San Giorgio. I festeggiamenti iniziano il 21 aprile, giornata caratterizzata da tre momenti importanti. Si inizia con la “giornata dell’alloro”: le quattro contrade (denominate "partiti": "Collefinocchio", "Cittadella", "Giovani" e "Giovanissimi") entrano in paese con i carri trainati dai buoi, carichi di grossi rami di alloro, che verranno portati in chiesa, benedetti e offerti al santo e distribuiti a tutta la popolazione, che a sua volta lo esporrà davanti la propria abitazione in segno di protezione.
Secondo momento con ”offerta del tarallo”: una famiglia, a turno, ogni anno, confeziona un tarallo con il caglio del latte. In questo giorno si recano presso l’abitazione le autorità e i cittadini: il padrone di casa porta in processione in chiesa il tarallo che pesa circa 80 chilogrammi. Qui, come terzo momento, ci sarà la celebrazione eucaristica con la benedizione dei bambini vestiti da San Giorgio (i "sangiorgini").
Il giorno seguente, il 22 aprile, si svolge “Il Palio di San Giorgio Martire”: le quattro contrade partecipanti alla corsa si avviano verso la chiesa per la “Messa dei Carrieri”; dopo la celebrazione il sindaco procede “all’estrazione della Cartella”, ossia l’ordine di partenza dei carri. Poi la benedizione dei carri e l’inizio del Palio con la corsa dei buoi. La giornata termina con i festeggiamenti del carro vincitore. Il 23, ricorrenza di San Giorgio, si svolge la processione del simulacro per le vie del paese: i carrieri e i cavalieri della contrada vincitrice del Palio hanno il privvilegio di portare in processione la statua di San Giorgio, indossando il tipico “fez”, un copricapo rosso con il fiocco del colore della propria contrada. Infine il 24 nella casa che ha prodotto il tarallo, si procede alla divisione dello stesso, in tanti piccoli pezzi, distribuiti alla popolazione.
 
Un culto e una tradizione a cui il Centro studi "Terra di Capitanata" ha dedicato attenzione allestendo alcuni anni fa una mostra di cui vi riproponiamo alcuni momenti:
 
Video Mostra sulle tradizioni popolari di Chieuti (clicca qui)